Travalica il confine della saggezza popolare per entrare a pieno diritto nel mondo reale della statistica il detto "la ricchezza non fa la felicità". Certo aiuta, obiettano alcuni, ma certamente non è la misura del benessere psicofisico degli individui.
Stando infatti alle recenti rilevazioni dell’Ufficio Nazionale di Statistica (ONS) britannico gli inglesi di oggi sono due volte più benestanti di quanto non lo fossero vent’anni fa e ciò nonostante l’indice di felicità del popolo britannico non si è mosso di un millimetro.
Dalla fotografia scattata dall’istituto si rilevano una accresciuta ricchezza e un maggior benessere della popolazione rispetto al passato a fronte, però, di un livello costante del tasso di soddisfazione, dell’86 per cento, invariato rispetto al 1973.
La teoria del declino del rapporto tra ricchezza e felicità dopo che un certo livello di agio è stata battezzata "Paradosso di Easterlin".
Quanto conta la ricchezza per gli italiani?
Il tempo non è sempre e per tutti denaro, anzi la maggior parte degli italiani sogna di avere a disposizione maggior tempo libero anche a costo di guadagnare meno.La notizia arriva da un’inchiesta di "Focus", secondo cui il 57,53% degli intervistati preferirebbe guadagnare meno e avere più tempo per leggere, ascoltare musica o guardare la televisione (37,2%), per stare con gli amici o con il partner (26%), per viaggiare (12,8%), per oziare (8,6%) o per praticare uno sport (7,5%).
Sono favorevoli a soluzioni di telelavoro per risparmiare tempo 25 donne su 100, che intravedono nelle tecnologie la possibilità di conciliare lavoro e ambito domestico. In generale il 63,3% degli intervistati ripongono molta fiducia nei nuovi media tecnologici per comprimere spazi e tempi di lavoro, sebbene siano ancora numerose le barriere ideologiche sugli acquisti online.