Dal blog di Annalisa (riflessione)

"Tutte le cose belle sono tanto rare quanto difficili", la felicità non fa
eccezione a questa regola: come tutte le cose belle, è difficile e rara; perciò
pensare che si è pienamente felici deriva da una formidabile presunzione, la
maggior parte dei filosofi ha sottolineato il carattere eccezionale della
fecilità, ed alcuni hanno addirittura dichiarato che essa è inaccessibile.

Piacere e felicità non sono intimamente connessi? Che differenza si può
stabilire fra i due? Non sono esattamente la stessa cosa? Ebbene, no: su questo
punto quasi tutti i filosofi sono irremovibili. Il piacere è soprattutto
qualcosa di fisico, di carnale, di materiale, di sensuale: si parla del "piacere
dei sensi". Inoltre il piacere è parziale e frammentario; può nascere dalla
contemplazione di un tramonto senza impedire che nello stesso momento la puntura
di una vespa ci faccia gridare di dolore. Invece non si può essere felici ed
infelici contemporaneamente. La felicità è un tutto indivisibile, una totalità
mentale, un sentimento che sgorga dal nostro animo e ci immerge in un clima
spensierato e libero da qualsiasi stato di malessere. La persona felice è come
illuminata da un’intima contentezza, sente di avere la coscienza a posto e
nessun senso di colpa. L’uomo felice è un uomo tranquillo, in pace con se
stesso, contento di se stesso e delle sue azioni, delle sue decisioni, dei suoi
rapporti col prossimo
.