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Il tempo che non hai mai avuto oggi ce l’hai

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Visto che siete in casa e di tempo ne avete, vista la quarantena imposta, consiglio di guardarvi in piena libertà questo video sotto esposto, per carità nulla di cui questo blog ne abbia già parlato in dieci anni di attività, ma questo video raccoglie tutto, a partire dalla religione, fino ad arrivare a ogggi, manca solo il #CORONAVIRUS, l’astuta arma per condizionare e obnubilare il cervello, con la paura della morte, paura che insita in tutti gli esseri viventi e non per niente peregrina visto che si muore veramente per questa epidemia, oggi pandemia, pandemia che nei decenni e secoli scorsi si è sempre verificata, falciando migliaia di vite, come le guerre che si sono succedute fin dagli albori della storia umana.

Buona visione 

 

 

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Peste a Milano

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peste-milano-monatti

Leggete la lettera scritta da un preside milanese ai suoi studenti.

AGLI STUDENTI DEL VOLTA

“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia…..”

Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 dei Promessi sposi, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria…. In quelle pagine vi imbatterete fra l’altro in nomi che sicuramente conoscete frequentando le strade intorno al nostro Liceo che, non dimentichiamolo, sorge al centro di quello che era il lazzaretto di Milano: Ludovico Settala, Alessandro Tadino, Felice Casati per citarne alcuni. Insomma più che dal romanzo del Manzoni quelle parole sembrano sbucate fuori dalle pagine di un giornale di oggi.

Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale. Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo – se state bene – di restare chiusi in casa.

 

Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.

Vi aspetto presto a scuola.

Domenico Squillace

Attivismo per la fine dell’antropocene

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La professoressa occultista e femminista britannica chiede l’estinzione umana per combattere i cambiamenti climatici

 

HAF

 

Mentre la maggior parte dei venditori ambulanti di isteria climatica grideranno dai tetti che il loro obiettivo è quello di evitare l’estinzione umana, altri proclamano abbastanza orgogliosamente che la decimazione della razza umana è l’unico modo per salvare il pianeta. 

 

Alla fine di gennaio, Bloomsbury Academic ha pubblicato un libro della “attivista della morte” e della professoressa femminista goth Patricia MacCormack intitolato” The Ahuman Manifesto: Activism for the End of the Anthropocene

 

MacCormack, professore di filosofia continentale alla Angelia Ruskin University, offre ai lettori una soluzione sicura per il riscaldamento globale, “eliminando gradualmente la riproduzione” e permettendo all’umanità di morire.

 

 

“Questo è così che possiamo pensare attivamente e vivere visceralmente, con connettività (attuale non virtuale), e con passione e grazia, verso un nuovo mondo.”

 

Credo sia quello che i bambini chiamano “insalata di parole”.

 

Nel suo libro, che indubbiamente è un gran casino di parole d’ordine svegliate come la sua descrizione, MacCormack presenta “l’apocalisse come un inizio ottimista” per tutte le altre specie che fioriranno sulla Terra una volta che gli esseri umani saranno fuori dai piedi.

 

Secondo Cambridge News, “sostiene che a causa del danno arrecato ad altre creature viventi sulla Terra, dovremmo iniziare gradualmente a eliminare gradualmente la riproduzione”.

 

“Sono arrivato a questa idea da un paio di direzioni”, ha detto MacCormack al Cambridge News.

 

“Mi è stata introdotta la filosofia a causa del mio interesse per il femminismo e la teoria queer, quindi i diritti riproduttivi [l’aborto] sono stati a lungo un interesse per me – questo mi ha portato di più a conoscere i diritti degli animali, che è quando sono diventato vegano.

 

“La premessa di base del libro è che siamo nell’era dell’Antropocene, l’umanità ha causato problemi di massa e uno di questi sta creando questo mondo gerarchico in cui le persone bianche, maschili, eterosessuali e abili hanno successo, e le persone di razze, generi, sessualità diversi e quelli con disabilità stanno lottando per ottenerlo”.

 

“Il libro sostiene anche che dobbiamo smantellare la religione”, ha continuato, “e altri poteri prevalenti come la chiesa del capitalismo o il culto di se stessi, in quanto fa sì che le persone agiscano secondo regole imposte anziché rispondere pensosamente alle situazioni di fronte loro.”

 

Quindi l’eliminazione graduale della riproduzione non implicherebbe regole “applicate” ma sarebbe invece una risposta volontaria, “ponderata” ai cambiamenti climatici? Considerando le inclinazioni dei governi totalitari per il controllo forzato della popolazione, ne dubito.

 

Come ricercatrice che ha “pubblicato nelle aree della filosofia continentale … femminismo, teoria queer, teoria postumana, film horror, modificazione del corpo, diritti degli animali / abolizionismo, cinesexuality [un termine che ha coniato per le persone che provano” un’attrazione intensa per il cinema “] ed etica”, possiamo affermare con sicurezza che MacCormack non dovrebbe essere considerato una fonte di saggezza e credibilità.

 

Ciò non ha impedito al suo libro di raccogliere le lodi degli accademici di tutto il mondo.

 

“Questo libro è una deliziosa provocazione e un invito: immaginare un mondo senza umani e pensare a cosa possiamo fare per arrivarci”, recita una recensione di Christine Daigle, professore di filosofia e direttore del Posthumanism Research Institute presso la Brock University in Canada.

 

“È un invito urgente all’azione. Una chiamata gioiosa, lucida, ferventemente intelligente ai lettori per sperare e lavorare per un futuro non per se stessi, ma per la prosperità di tutta la vita non umana. Impegnarsi in questo libro sarà un’esperienza trasformativa. Non si può vedere il mondo o se stessi allo stesso modo dopo averlo letto.”

 

Questo è disgustoso, ma sicuramente non è sorprendente. Questa è l’ideologia alla radice della sinistra oggi. Il movimento pro-aborto, il movimento pro-LGBT, la spinta al controllo della popolazione, tutto questo. È un rifiuto dell’ordine creato da Dio e un abbraccio al male e alla morte. Questa è solo la cultura della morte senza maschera. 

 

Di Elizabeth Johnston, scrittrice ospite

 

Fonte: https://humansarefree.com/

 

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Le 10 regole del controllo sociale di Noam Chomsky

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Noam Chomsky - Crediti Reuters-Jorge Dan - controllo socialeAvram Noam Chomsky, nato a Philadelfia il 7 dicembre 1928, è un linguista, filosofo, teorico della comunicazione e anarchico statunitense. 

“…uno dei pochi grandi intellettuali che non hanno mai rinunciato ad essere coscienza critica della società occidentale. Per oltre trent’anni le sue opinioni e i suoi giudizi, sempre attenti a cogliere l’essenza delle cose dietro l’apparenza della realtà, hanno sensibilizzato un crescente interesse del pubblico verso la reale natura del potere…” tmcrew.org 

 

Noam Chomsky, professore emerito al Massachusetts Institute of Technology, ha elaborato una lista delle 10 regole del controllo sociale, ovvero, strategie utilizzate per la manipolazione del pubblico attraverso i mass media.

– 1) La strategia della distrazione.

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione, che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico da problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazione di continue distrazioni e informazioni insignificanti.

 

La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico di interessarsi alle conoscenze essenziali nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica.

 

Mantenere l’attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali imprigionata da temi senza vera importanza.

Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare di ritorno alla fattoria come gli altri animali.

 

– 2) Creare problemi e poi offrire le soluzioni.

Questo metodo è anche chiamato: Problema > Reazione > Soluzione.

Si crea un problema, una situazione prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare.

 

Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi una violenza urbana, organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia che richieda le leggi di sicurezza e le politiche a discapito della libertà.

 

– 3) La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile basta applicarla gradualmente, al contagocce, per anni consecutivi.

 

E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove, neo-liberalismo, furono imposte durante il decennio degli anni ’80 e ’90.

 

– 4) La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come dolorosa e necessaria, ottenendo l’applicazione pubblica nel momento, per un’applicazione futura.

 

E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato: primo, perchè lo sforzo non è quello impiegato immediatamente, secondo, perchè il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza di sperare ingenuamente che tutto domani andrà meglio e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato.

 

Questo da più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

 

– 5) Rivolgersi al pubblico come ai bambini.

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e un’intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale.

 

Quando più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tenta ad usare un tono infantile.

Perchè?

 

Se qualcuno si rivolge a una persona come se avesse dodici anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà con una certa probabilità ad una risposta o reazione come quella di una persona di dodici anni o meno.

 

– 6) Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.

Sfruttare l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale.

 

Inoltre, l’uso del registro emotivo, permette di aprire la porta di accesso all’inconscio, per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori.

– 7) Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.

 

Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.

La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile.

 

– 8) Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti.

 

– 9) Rafforzare l’auto-colpevolezza.

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia.

Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto-svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione.

E senza azione non c’è rivoluzione.

 

– 10) Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano.

Negli anni ’50 i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti.

 

Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il sistema ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia della sua forma fisica che psichica.

 

Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

 

Fonte: https://www.altrogiornale.org/

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L’oscenità è una costruzione sociale che varia a seconda del tempo e del luogo

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Viva La Vulva! Quando i Genitali femminili sono diventati osceni?

 

Nel mese di settembre 2019, un annuncio francese per prodotti per l’igiene femminile con rappresentazioni tabù di vulvas e mestruazioni ha scatenato polemiche. Eppure, in un contesto culturale in Francia, i simboli fallici raramente causano confusione. Cosa spiega questa differenza di trattamento? 

 

Le immagini dei genitali maschili nell’arte e nella pubblicità raramente fanno scalpore – siamo abituati a loro. Statue maschili hanno sempre ostentato i loro peni (abbastanza realistici) nei parchi pubblici per secoli, e Perrier spesso centra i suoi annunci su bottiglie a forma di fallo. 

 

Al contrario, i simboli vulvali sono evidenti per la loro assenza. Non c’è da stupirsi, quindi, che la campagna “Viva la Vulva” del marchio Nana stia suscitando scalpore. Il fallo è visto come un’immagine potente, mentre la vulva è sconvolgente per molti. Ma non è sempre stato così.  

 

La divina Vulva di Ishtar: un simbolo di fertilità 

 

Nel terzo millennio a.C., i Sumeri, abitanti dell’attuale Iraq, adoravano la dea Ishtar. I testi poetici si riferiscono alla vulva bagnata della dea, fecondata dallo sperma del marito mortale, Dumuzi, il re pastore.

La dea si rivolge al suo amante come segue:

Chi ara il mio campo alto?
Chi ara il mio terreno bagnato?
Per quanto mi riguarda, la giovane donna,
chi arerà la mia vulva?
Chi staziona il bue lì?

 

Particolare dell’antica mesopotamia cosiddetta “Ishtar Vase”, terracotta con decorazione tagliata, modellata e dipinta, da Larsa, inizio II millennio a.C. (Dominio pubblico) 

 

I buoi tirando l’aratro si riferiscono al fallo del re; la vulva rappresenta il terreno da seminare. L’amante reale di Ishtar risponde: “Io, Dumuzi il Re, voglio avere la tua vulva.” Al passo di eccitazione febbrile, la dea grida: “Allora ara la mia vulva, uomo del mio cuore!” 

 

Fanno l’amore, e quando Dumuzi eiacula, i semi diventano piante e tutto intorno e comincia a crescere. La vulva gioca un ruolo positivo in questa storia; è complementare al fallo, altrettanto necessario per la fecondazione del terreno. 

 

Nell’antico Egitto, la vulva era vista come una fonte di felicità e rigenerazione. Il dio del sole Ra era la fonte di luce sulla Terra, ma a volte mostrava segni di debolezza, mettendo in pericolo tutta l’umanità. Fortunatamente, la bella dea Hathor ebbe la brillante idea di spogliarsi davanti a lui e mostrare la sua vulva. Ra rise con gioia alla vista e recuperò tutto il suo abbagliamento. Una preziosa vulva davvero… 

 

 

 Hathor, bronze statuette, 8th century BC. (Brooklyn Museum) 

 

In Grecia e a Roma: la Vulva scompare  

 

La vulva cadde in disgrazia nel mondo greco e romano antico. Gli artisti spesso raffiguravano il fallo, ma la vulva non è quasi rappresentata da nessuna parte. Gli dei e gli eroi ostentano i loro peni, ma le dee tendono ad essere derubate; anche quando sono nudi, come Afrodite, hanno triangoli pubici perfettamente lisci, senza clitoride o labbra. La vulva è stata persa a causa della censura. 

 

Al contrario, il fallo – phallos in greco o fascinus in latino – era venerato. Si credeva che avesse poteri magici, è stato esposto e adorato come un idolo in grado di proteggere la città ei suoi abitanti dai danni, e mettere in fuga ladri e intrusi.

 

Hic-habitat-Felicitas 

Hic habitat Felicitas , ‘Qui abita la felicità’, rilievo in terracotta, I secolo d.C. (Museo Archeologico, Napoli)

 

Questo è il motivo per cui gli ateniesi hanno tenuto la festa annuale della Dionisia, dove una solenne processione di cittadini chiamati phallophoroi trasportava giganteschi falli di legno intagliato. Peni eretti in legno o argilla sono stati installati anche sugli angoli delle strade e agli ingressi di negozi e case. 

 

Un cartello trovato sopra l’ingresso di una panetteria a Pompei mostra un fascinus, incorniciato da un’iscrizione che proclama “Qui abita la felicità” (Hic habitat felicitas). Gli spaventapasseri cilimi erano ritenuti apotropaici (in grado di scongiurare il male), e greci e romani indossavano ciondoli a forma di pene.

 

In tutte queste diverse forme, il fallo era sempre sinonimo di forza, felicità e prosperità.

 

La Vulva, solo per le donne 

 

Nell’arte greca, le raffigurazioni della vulva – che si ritiene aumentino la fertilità femminile – si trovano solo su oggetti destinati alle donne. 

 

Statuette di donne incinte che toccano le loro vulva sono state trovate in Egitto.

 

Altre statuette di donne vulva, che si trovano in Asia Minore, erano probabilmente indossate dalle donne incinte come amuleti protettivi. L’etnologo e psicoanalista Georges Devereux ha associato queste figurine senza testa, i cui volti sono incisi sul ventre, con il mito della sacerdotessa Baubo, che ha mostrato la sua vulva a Demetra per distrarre la dea dal suo dolore per la perdita della figlia. 

 

Come Ra nella storia egiziana di Hathor, Demetra reagì ridendo – ma Baubo mostrò la sua vulva come un gesto di solidarietà femminile, senza intenzione erotica.

 

Figurina di una donna vulva conosciuta come Baubo, terracotta, Priene, Asia Minore, IV secolo d.C. (Reddit) 

 

La denigrazione della vulva al di fuori della sfera femminile è illustrata dalla nascita della dea Atena, che stava crescendo nel cranio di Zeus. Un giorno, Zeus ebbe un tale mal di testa che pregò al dio Efesto di aprirgli il cranio con un martello e uno scalpello. Efesto obbedì, ritagliando una sorta di vulva improvvisata. 

 

La dea Atena, in armatura completa, saltò fuori da questa crepa – così il signore degli dei fu in grado di dare alla luce sua figlia, dimostrando l’inutilità della vulva. Questo mito è una fantasia di uomo-dare alla nascita – procreazione in cui la vulva non svolge alcun ruolo. 

 

Il “Sesso insaziabile” del Ninfomane

 

Ma le rappresentazioni antiche più ostili della vulva si trovano nei testi latini.

 

Gli autori romani immaginavano personaggi ninfomani; donne attanagliate da frenesia sessuale incontrollabile. Un esempio è Messalina, moglie dell’imperatore Claudio (regnante dal 41 al 54 d.C.). Dopo la sua morte, divenne l’eroina di una leggenda sinistra che la ritraeva come sessualmente insaziabile

 

La poetessa Giovenale descrisse il suo comportamento orgiastico nelle sue Satire, raccontando come la giovane imperatrice lasciasse lo splendore del palazzo sotto copertura notturna, avventurandosi in segreto per gratificare la sua lussuria in un sordido bordello romano (Juvénal, Satires VI, 116-130). 

 

Per tutta la notte, Messalina ha preso amante dopo amante, fermandosi solo quando il bordello chiudeva i battenti. Tornò al palazzo con il suo “sesso insaziabile ancora in fiamme” (adhuc ardens rigidae tentigine vulvae), esausta ma “non soddisfatta” (sed non satiata, la famosa espressione che ha ispirato la poesia di Baudelaire con lo stesso nome).

 

‘La morte di Valeria Messalina’ di Victor Biennoury (1823-1893). (Dominio pubblico)

 

La sua lussuria non l’ha mai soddisfatta, ma Messalina non ha mai coinvolto il suo entourage nei suoi eccessi. Secondo Plinio il Vecchio, ha sfidato una prostituta a una competizione di sesso di 24 ore, che ha vinto con un punteggio di 25 partner (Storia Naturale 10, 83, 172). 

 

Oltre alla sua infinita serie di amanti, Messalina era nota per iniziare sempre i suoi incontri sessuali, rivoluzionando i codici della società phallocratica romana.

 

È stata descritta come un predatore sessuale instancabile e una donna dominante che si è compromessa come un uomo – oltraggiosa agli occhi romani.  

 

A Claudio fu detto del comportamento scioccante di sua moglie e ordinò la sua esecuzione – l’unico modo per placare la sua sete sessuale.

 

Allora, cos’è l’oscenità? 

 

L’oscenità è una costruzione sociale che varia a seconda del tempo e del luogo. Nella mitologia indù, lo yoni è il simbolo della dea della fertilità Shakti, che era venerata nel lontano 4000 a.C. E’ stato visto come uguale alla sua controparte maschile, il lingam, e insieme sono stati la fonte di tutta l’esistenza. Una mitologia simile è presente in Giappone con i concetti di yin e yang, che rappresentano le energie femminili e maschili. Allo stesso tempo, il paese considera ancora le immagini delle vulvas come oscene da un punto di vista giuridico, come dimostra la convinzione 2014 dell’artista Megumigara Igarashi 

 

Ma grazie all’influenza delle artiste – e persino delle inserzioniste – la vulva è tornata nel XXI secolo. 

 

Immagine superiore: Un esempio di un concerto di Sheela na, un’intaglio di una donna nuda con una vulva esagerata. Fonte: Licenza Pixabay 

 

L’articolo ‘Quando la vulva è diventata oscena? di Christian-Georges Schwentzel è stato originariamente pubblicato su The Conversation, ed è stato ripubblicato sotto una licenza Creative Commons.

 

Fonte: https://www.ancient-origins.net/

 

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