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Tutto Smart per venderti

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SAPETE CHE LA VOSTRA SMART TV VI SPIA? L’ARTICOLO DI UMBERTO RAPETTO

 

NEWS di questi giorni: Incentivi da almeno 50 euro. C’è tempo fino al primo luglio 2022 per sostituire gli apparecchi  Per aiutare gli italiani nell’acquisto di nuovi televisori, il governo Gentiloni aveva istituito un fondo triennale da 151 milioni. L’obiettivo indicato da Liuzzi è di «incrementare gli attuali 151 milioni di euro» stanziati per incentivare il passaggio con la legge di bilancio dello scorso anno «richiedendo un nuovo finanziamento della misura per allargare la platea dei cittadini ammessi ad usufruire del contributo». Vedi qui  Ma come sono buoni, no? 

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L’ analisi “comportamentali” di smart Tv e apparati di streaming video (tra cui quelli venduti da Amazon e da Roku) ha permesso di accertare che quegli aggeggi raccolgono migliaia di dati e li inviano a soggetti terzi che si affrettano a farne incetta.

 

L’articolo di Umberto Rapetto

Stiamo deliberatamente riempiendo le nostre case di spie e abbiamo ancora il coraggio di lamentarci.

La progressiva invasione di dispositivi hi-tech, che si impicciano ininterrottamente della vita di chi se ne serve, ha fatto rivivere il diritto al mugugno, il retaggio tradizionale della marineria genovese (e camoglina in particolare) che i dotti hanno nobilitato con la dizione “ius murmurandi”.

Stavolta la libertà “de mogognâ” si innesta nello scenario di un qualunque salotto dove è stato piazzato un modernissimo televisore intelligente: questo oggetto apparentemente innocuo rappresenta la minaccia alla nostra riservatezza.

Abituati ad utilizzare per tanti anni elettrodomestici “normali”, ci si trova di fronte ad attrezzi che fanno più di quel che si serve e – non di rado – assumono autonomamente iniziative contrarie alla volontà di chi li ha acquistati e installati.

Quasi si trattasse di una naturale emancipazione, i dispositivi hanno smesso di limitarsi a svolgere le loro funzioni ordinarie ma hanno sviluppato un sofisticato livello di interazione. La loro ingannevole presenza passiva, in realtà, nasconde un gran fermento.

La smart tv che campeggia sulla parete di casa ha una specie di telecomando invisibile che viene governato a grande distanza dal produttore che può agire come se fosse seduto sul divano accanto a chi ha comperato il maxi schermo.

Il televisore – quasi fosse un famigliare che, per tranquillizzare i parenti, avvisa di essere arrivato a destinazione – appena viene messo in funzione si premura di segnalare la propria posizione. I sistemi di localizzazione (congegnati per fornire servizi e informazioni calibrati sul luogo di residenza dell’acquirente) permettono di inviare ai sistemi elettronici del produttore le coordinate geografiche del cliente con una approssimazione di pochi metri (che con l’aiuto di una carta catastale può arrivare a capire in che stanza “vive” il prodotto). Niente paura. L’avventura è appena cominciata.

Un gruppo di ricercatori di due atenei britannici (la Northeastern University e l’Imperial College di Londra) hanno pensato bene di esaminare 81 dispositivi negli USA e nel Regno Unito “per vedere l’effetto che fa” come cantava l’indimenticabile Enzo Jannacci.

L’analisi “comportamentali” di smart TV e apparati di streaming video (tra cui quelli venduti da Amazon e da Roku) ha permesso di accertare che quegli aggeggi raccolgono migliaia di dati e, non contenti della scorpacciata, li inviano a soggetti terzi che si affrettano a farne incetta. Le informazioni vengono vendute ad una committenza ben definita in cui compaiono imprese interessate ad inserzioni pubblicitarie mirate oppure aziende del settore tecnologico che vogliono perfezionare la propria produzione tenendo conto del comportamento, delle reazioni e delle difficoltà incontrate da un utente alle prese con un certo futuribile arnese.

E’ evidente che la privacy nel frattempo è defunta e che non è corretto parlare di morte naturale perché i sospetti portano a incriminare l’irrefrenabile raccolta e la spietata monetizzazione delle informazioni personali.

A finire nel tritacarne sono tutti gli eventi che legano l’utilizzatore alla smart TV: ogni singolo dettaglio viene memorizzato e trasmesso a chi si preoccupa di esaminarlo, catalogarlo e conservarlo per i più disparati impieghi futuri.

Il volume dell’audio del televisore sarà appetibile per chi vende apparecchi acustici o rimedi contro la sordità, la regolazione di colori e luminosità dello schermo potrà interessare il settore ottico, la scelta di questo o quel programma contribuirà alla definizione di futuri palinsesti, l’indispettito cambio di canale all’apparire di un certo politico o il permanere dinanzi ad altro suo collega/avversario aiuterà a censire orientamenti ed opinioni…

Si potrebbe forse proseguire all’infinito, ma è preferibile che ognuno provi autonomamente a disegnare il proprio spettrale incubo di violazione dei dati personali e della vita quotidiana.

Se poi ci ricordiamo che nella cornice del televisore ci sono una telecamera e un microfono (utilissimi per comunicare via Internet con parenti e amici lontani), può venire il legittimo dubbio di non essere più soli.

Ma questa è un’altra storia.

FONTE

Chi è che ci spia attraverso la nostra Smart TV? Ecco i grandi nomi dello spionaggio online

 

Un gruppo di ricercatori della Northeastern University (Boston) e dell’Imperial College London non ha potuto fare a meno di notare come i televisori connessi ad Internet raccolgano dati personali senza avvertire il consumatore. Lo studio ha rilevato delle anomalie alla sicurezza per mano di servizi online forniti da Google, Facebook, Amazon e Netflix. LEGGI QUI

Fonte: https://www.nogeoingegneria.com/

 

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L’Italia diventa il primo paese a rendere obbligatorio lo studio del cambiamento climatico nelle scuole

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L’Italia adotta studi obbligatori sui cambiamenti climatici per K1-K13

 

di: Nick Squires

 

L’Italia è la prima nazione a richiedere studi sui cambiamenti climatici dal K1 al K12. Questa è un’enorme indottrinamento che non ha nulla a che fare con l’educazione ma con la propaganda.

Il corso di studio sulla tecnocrazia del 1934 specificava “un sistema educativo per addestrare indiscriminatamente l’intera generazione più giovane per quanto riguarda tutte le considerazioni diverse dall’abilità intrinseca – un sistema continentale di condizionamento umano”. Siamo arrivati. ⁃ Editor TN

 

Credo che diventerò il primo paese al mondo in cui lo studio del cambiamento climatico sarà reso obbligatorio nelle scuole, ha annunciato martedì il ministro dell’istruzione.

Secondo una nuova legge, tutte le scuole statali dedicheranno circa un’ora alla settimana alle questioni di sostenibilità e cambiamento climatico dall’inizio del prossimo anno accademico, ha affermato Lorenzo Fioramonti. Ciò equivarrebbe a circa 33 ore all’anno.

“Questo è un nuovo modello di educazione civica incentrato sullo sviluppo sostenibile e sui cambiamenti climatici”, ha detto il ministro a The Telegraph.

“È una nuova materia che verrà insegnata dal primo al terzo grado, dai sei ai 19 anni.”

Il programma si baserà sui 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, incluso il modo di vivere in modo più sostenibile, come combattere l’inquinamento degli oceani e come affrontare la povertà e l’ingiustizia sociale.

“L’Italia sarà il primo paese al mondo ad adottare questo quadro”, ha affermato Fioramonti.

“Ci sono paesi come il Bhutan che si concentrano sulla felicità e sul benessere piuttosto che sul PIL , ma questa è la prima volta che un paese ha preso l’agenda delle Nazioni Unite e l’ha trasformata in un modello di insegnamento”, ha detto il ministro, che è membro di il Movimento a cinque stelle, che è in coalizione con il Partito Democratico di centro-sinistra.

È stato nominato ministro dell’educazione due mesi fa, quando la nuova coalizione si è formata dopo il crollo del precedente governo, fatto precipitare da Matteo Salvini della Lega ritirando il suo sostegno.

A settembre, quando milioni di scolari di tutto il mondo hanno preso parte alle marce del Venerdì per il futuro, ha espresso critiche dicendo che ai bambini italiani dovrebbe essere permesso di perdere la scuola per il giorno.

Leggi la storia completa qui …

Fonte: https://www.technocracy.news/

 

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Gli psicopatici del futuro: la guerra di tutti contro tutti

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L’onnipotenza sta arrivando e il mondo non è pronto

 

Postato da: Phil Torres via Nautilus  

 

Questo articolo solleva interessanti preoccupazioni sulla capacità della violenza di essere proiettata da qualsiasi parte del mondo verso qualsiasi obiettivo. Gli psicopatici del futuro useranno la tecnologia per interrompere il funzionamento dello stato-nazione. I tecnocrati costruiscono perché possono, non perché è necessario farlo. Etica e moralità non sono una considerazione. ⁃ Editor TN 

 

In The Future of Violence , Benjamin Wittes e Gabriella Blum discutono di uno scenario ipotetico inquietante. Un attore solitario in Nigeria, “sede di numerose attività di spamming e frodi online”, inganna donne e ragazze a scaricare malware che gli consente di monitorare e registrare la loro attività, ai fini del ricatto.

 

La vera storia riguardava un uomo californiano che l’FBI alla fine catturò e mandò in prigione per sei anni, ma se fosse stato altrove nel mondo avrebbe potuto cavarsela. Molti paesi, come notano Wittes e Blum, “non hanno né la volontà né i mezzi per monitorare il crimine informatico, perseguire i criminali o estradare sospetti negli Stati Uniti”.

 

La tecnologia, in altre parole, consente ai criminali di colpire chiunque ovunque e, a causa della democratizzazione, sempre più su vasta scala. Le tecnologie biologiche, nano e cyber emergenti stanno diventando sempre più accessibili. Lo scienziato politico Daniel Deudney ha una parola su ciò che può derivare: “onnivolenza”.

 

Il rapporto tra assassini e uccisi, o “rapporto K / K”, sta diminuendo. Ad esempio, lo scienziato informatico Stuart Russell ha descritto in modo vivido come un piccolo gruppo di agenti malintenzionati possa impegnarsi nell’onnipotenza: “Un quadricottero molto, molto piccolo, un diametro di un pollice può portare una carica a forma di uno o due grammi”, dice. “Puoi ordinarli da un produttore di droni in Cina. Puoi programmare il codice per dire: “Qui ci sono migliaia di fotografie dei tipi di cose che voglio prendere di mira”. Una carica a forma di un grammo può fare un buco in nove millimetri di acciaio, quindi presumibilmente puoi anche fare un buco nella testa di qualcuno. 

 

Puoi inserirne circa tre milioni in un semirimorchio. Puoi guidare su I-95 con tre camion e avere 10 milioni di armi che attaccano New York City. Non devono essere molto efficaci, solo il 5 o il 10% di loro deve trovare l’obiettivo. ”I produttori produrranno milioni di questi droni, disponibili per l’acquisto proprio come con le pistole ora, sottolinea Russell,“ tranne milioni di le pistole non contano se non hai un milione di soldati. Hai solo bisogno di tre ragazzi per scrivere il programma e lanciarlo. ”In questo scenario, il rapporto K / K potrebbe essere forse 3 / 1.000.000, assumendo una precisione del 10 percento e una sola carica da un grammo per drone.

 

Attenzione: questo video è drammatizzato e non è mai successo!  

 

È completamente — e terribilmente — senza precedenti. Il terrorista o psicopatico del futuro, tuttavia, non avrà solo Internet o i droni – chiamati “macelli” in questo video del Future of Life Institute – ma anche biologia sintetica, nanotecnologia e sistemi di intelligenza artificiale avanzati. Questi strumenti rendono banale il caos che attraversa i confini internazionali, il che solleva la domanda: le tecnologie emergenti renderanno obsoleto il sistema statale?

È difficile capire perché no. Ciò che giustifica l’esistenza dello stato, sosteneva il filosofo inglese Thomas Hobbes, è un “contratto sociale”. Le persone rinunciano a certe libertà in cambio della sicurezza fornita dallo stato, per cui lo stato agisce come un “arbitro” neutrale che può intervenire quando le persone ottengono nelle controversie, punire le persone che rubano e uccidono e far rispettare i contratti firmati dalle parti con interessi in conflitto.

 

Il problema è che se qualcuno ovunque può attaccare chiunque altro, allora gli stati diventeranno – e stanno diventando – incapaci di adempiere al loro dovere primario di arbitri. È una tendenza verso l’anarchia, “la guerra di tutti contro tutti”, come diceva Hobbes, in altre parole una condizione per tutti coloro che vivono nella costante paura di essere danneggiati dai loro vicini. Infatti, in un recente articolo, “The Vulnerable World Hypothesis”, pubblicato su Global Policy, il filosofo di Oxford Nick Bostrom sostiene che l’unico modo per difendersi da una catastrofe globale è quello di impiegare un sistema di sorveglianza universale e invasivo, quello che lui chiama un ” Panopticon ad alta tecnologia.”

 

Distopico del suono? Lo fa sicuramente per me. “La creazione e il funzionamento del Panopticon ad alta tecnologia richiederebbe ingenti investimenti”, scrive Bostrom, “ma grazie al calo dei prezzi delle telecamere, della trasmissione dei dati, dell’archiviazione e dell’informatica e ai rapidi progressi nell’analisi dei contenuti abilitati per l’IA, potrebbe presto diventare tecnologicamente fattibile e abbordabile”. Bostrom è ben consapevole degli aspetti negativi: gli attori corrotti in uno stato potrebbero sfruttare questa sorveglianza per fini totalitari o gli hacker potrebbero ricattare vittime ignare. Tuttavia, il fatto è che potrebbe ancora essere un’opzione migliore rispetto a subire una catastrofe globale dopo l’altra.

 

In che modo le società possono contrastare l’onnivolenza? Una strategia potrebbe essere una macchina superintelligente – in sostanza, un algoritmo estremamente potente – che è specificamente progettata per governare in modo equo. Potremmo quindi mettere l’algoritmo in carica politica e, nella misura in cui governa come qualcosa di simile a un “re filosofo”, non preoccuparci costantemente del fatto che i dati raccolti vengano usati o abusati. Certo, questa è una proposta fantastica. Anche l’uso nel mondo reale dell’intelligenza artificiale nel sistema giudiziario è pieno di problemi. Ma a questo punto, abbiamo un’idea migliore per prevenire il collasso del sistema statale sotto il peso di un ampio potenziamento tecnologico?   

Lettera aperta ad ogni sindaco d’Italia sul 5G

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Lettera aperta ad ogni sindaco d’Italia sul 5G

 

 

Gentile Sindaco,
si ritiene di fondamentale importanza da parte Sua leggere con molta attenzione la seguente ORDINANZA (n.7 del 20 settembre 2019) firmata da un Suo collega del Comune di Camponogara in provincia di Venezia, sul divieto di installazione e diffusione di nuovi impianti di telefonia mobile con tecnologia 5G.

Non si tratta, come qualcuno pensa, di voler bloccare l’innovazione delle telecomunicazioni: nessuno vuole tornare al Medioevo, ma non si può nemmeno accettare ad occhi chiusi una tecnologia che, per interessi industriali, metta a repentaglio la salute pubblica, come in questo caso.
Stiamo parlando infatti di una tecnologia sconosciuta e soprattutto MAI testata sulla popolazione!

Conviene fare molta attenzione, anche perché «spetta al Sindaco la responsabilità penale, civile, amministrativa, di accertarsi nelle competenti sedi, per le conseguenze di ordine sanitario che dovessero manifestarsi a breve, medio e lungo termine nella popolazione residente nel territorio comunale».

Spetta inoltre sempre al Sindaco «nella Sua veste di ufficiale di Governo e massima autorità sanitaria locale in ossequio all’art. 32 della Costituzione ed al principio di precauzione sancito dal diritto comunitario (art. 3 ter del D. L.vo n. 152/2006), al fine di fronteggiare la minaccia di danni gravi ed irreversibili per i cittadini, di adottare le migliori tecnologie disponibili e di assumere ogni misura e cautela volta a ridurre significativamente e, ove possibile, eliminare l’inquinamento elettromagnetico».

Deve sapere che nel 2011 la IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato i campi elettromagnetici delle radiofrequenze come «possibili cancerogeni per l’uomo», mentre a novembre 2018 il National Toxicology Program, e a marzo dello stesso anno l’Istituto Ramazzini di Bologna (Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni), hanno entrambi confermato l’associazione tra esposizione alle radiofrequenze della telefonia mobile e la manifestazione di vari tipi di tumori (cervello, ghiandole surrenali, tumori rari delle cellule nervose del cuore, gliomi, ecc.).
Esporre quindi la popolazione del Suo Comune ad un rischio di patologie gravi e/o invalidanti (vedasi l’aumento delle persone elettrosensibili), data la Vostra posizione come responsabili della salute pubblica, è una faccenda assai critica!

Le ricordiamo infine che, se un giorno uno o più cittadini del suo Comune dovessero manifestare una qualche patologia legata all’emissione di onde elettromagnetiche, essi si potranno rifare penalmente, civilmente e anche amministrativamente direttamente sulla Sua persona!

 

Ringraziamo per la Sua attenzione e la invitiamo a informarsi adeguatamente per approfondire l’argomento, tramite le numerose associazioni che se ne occupano: Apple (Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog – http://www.applelettrosmog.it), Associazione Amica (www.infoamica.it), Alleanza italiana Stop 5G (www.alleanzaitalianastop5g.it).

ORDINANZA DEL SINDACO
Nr. 7 del 20/09/2019 Reg. Gen. 92 del 20-09-2019

Oggetto: ORDINANZA DI DIVIETO DI INSTALLAZIONE E DIFFUSIONE SUL TERRITORIO COMUNALE DI NUOVI IMPIANTI DI TELEFONIA MOBILE (ART. 37 BIS DEL D.Lgs 259/2003 e s.m.i.), CON TECNOLOGIA 5G.

PREMESSO CHE:

• il Consiglio dell’Unione Europea ha emanato in data 12 luglio 1999 la Raccomandazione n. 1999/519/CE relativa alla limitazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 GHz, affermando come sia imperativo proteggere i singoli cittadini dagli effetti negativi sulla salute che possono derivare dall’esposizione ai campi elettromagnetici, come si ritenga necessario istituire un quadro comunitario in relazione alla protezione della popolazione con aggiornamenti, valutazioni e analisi periodiche degli impatti sulla salute anche in funzione dell’evoluzione tecnologica, chiedendo agli Stati membri di considerare anche i rischi nel decidere strategie e promuovendo la più ampia diffusione dell’informazione alla popolazione su effetti e provvedimenti di prevenzione adottati;

• la protezione dalle esposizioni è regolamentata dalla Legge Quadro n. 36 del 22 febbraio 2001 che si pone l’obiettivo di tutelare la salute, promuovere sia la ricerca scientifica sugli effetti sulla salute sia l’innovazione tecnologica per minimizzare intensità ed effetti;

• con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 luglio 2003 sono stati fissati limiti di esposizione e valori di attenzione, applicando l’insieme completo delle restrizioni stabilite nella Raccomandazione n. 1999/519/CE con una riduzione dei valori limite e di attenzione per tenere in conto, almeno a livello macroscopico, anche degli effetti a lungo termine non presi in considerazione nella raccomandazione;

• la Direttiva Europea 2013/35/UE del 26 giugno 2013, recepita in Italia con D.Lgs. n. 159 del 1° agosto 2016 con la modifica D.Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008, sulle disposizioni minime di sicurezza e salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) con lo scopo di assicurare salute e sicurezza individuale di ciascun lavoratore e definire una piattaforma minima di protezione per i lavoratori nell’Unione Europea;

• il Decreto 28 gennaio 2017 del Ministero dell’Ambiente, sui criteri minimi ambientali da rispettarsi per gli edifici della pubblica amministrazione, richiede che si prediliga sempre la connessione via cavo o mediante Powerline rispetto al WiFi;

PRESO ATTO CHE:

• il cosiddetto Principio di Precauzione è stato adottato dall’Unione Europea nel 2005 riportando che “Quando le attività umane possono portare a un danno moralmente inaccettabile, che è scientificamente plausibile ma incerto, si dovranno intraprendere azioni per evitare o diminuire tale danno”;

• la Legge 36/2001 chiede al Ministero della Sanità di promuovere un programma pluriennale di ricerca epidemiologica e di cancerogenesi sperimentale e di concerto con Ministero dell’Ambiente e MIUR lo svolgimento di campagne di informazione e di educazione ambientale, alle Regioni di concorrere all’approfondimento delle conoscenze scientifiche e indica che è competenza dei comuni adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti allo scopo di minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici;

• la sentenza del TAR Lazio n. 500 del 15 gennaio 2019 ha imposto l’obbligo di procedere a campagne di informazione ed educazione ambientale previste dall’articolo 10 comma 1 della Legge 36/2001, condannando i Ministeri Ambiente, Salute e Istruzione ad ottemperare;

• secondo l’OMS circa il 3% della popolazione è affetta da problemi di elettrosensibilità (per l’Istituto di medicina sociale e preventiva dell’Università di Berna gli elettrosensibili arrivano al 5% degli elvetici mentre in Svezia studi indicano tale valore nel 10%);

• a ottobre 2013 la Regione Basilicata considera elettrosensibilità come malattia rara e la inserisce nell’elenco delle esenzioni per i costi delle prestazioni sanitarie;

TENUTO CONTO CHE:

• la Legge 36/2001 prevede all’articolo 8 comma 5 il finanziamento delle attività di controllo e monitoraggio, finanziamento integrato mediante la destinazione delle somme derivanti dalle sanzioni previste dall’articolo 15;

• la Raccomandazione Europea n. 1999/519/CE per le frequenze 5G nel range 3.6-3.8 GHz e 26.5-27.5 GHz prevederebbe che il periodo di misura dovrebbe essere compreso rispettivamente nell’intervallo 16.7-17.7 minuti e 2.0-2.2 minuti;

• nel DPCM 8 luglio 2003 si definisce un limite più stringente di intensità di campo elettrico rispetto alla Raccomandazione Europea n. 1999/519/CE e pari a 6 V/m in un periodo pari a 6 minuti e divieto di superamento del valore di 20 V/m mentre con l’articolo 14 comma 8 del Decreto Legge n. 179/2012 è stato definito che i valori devono essere mediati nell’arco delle 24 ore e non più nei 6 minuti previsti in origine, passando da una verifica per misura diretta a una verifica attraverso stima previsionale fatta da ARPA e basata sui dati forniti dagli operatori;

VISTO il documento pubblicato nel 2019 dal Comitato scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Commissione Europea, affermando come il “5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche” ha evidenziato un chiaro segnale agli Stati membri, soprattutto all’Italia, sui pericoli socio-sanitari derivabili dall’attivazione ubiquitaria del 5G (che rileva gravissime criticità, in parte sconosciute sui problemi di salute e sicurezza dati) confermando l’urgente necessità di un intervento normativo nei riguardi della diffusione di tale nuova tecnologia 5G;

PRESO ATTO che:

• è stato dimostrato in quattro studi (Rea 1991 Havas 2006, 2010, McCarty et al. 2011) che è possibile identificare persone con ipersensibilità elettromagnetica e dimostrare che possono essere testati usando risposte obiettive, misurabili, dimostrando che questi soggetti sono realmente ipersensibili se confrontati con i normali controlli;

Ordinanza N° 7 del 20-09-2019 Pag. 3

• che altri studi dimostrano che ci sono veri e propri cambiamenti fisiologici nei soggetti con Elettrosensibilità e che due studi (De Luca, Raskovic, Pacifico, Thai, Korkina 2011 e Irigaray, Caccamo, Belpomme 2018) hanno dimostrato che le persone elettrosensibili hanno alti livelli di stress ossidativo e una prevalenza di alcuni polimorfismi genetici, che potrebbero suggerire una predisposizione genetica;

• il Parlamento Europeo nella Risoluzione del 2009 e I° Assemblea del Consiglio d’Europa con la Risoluzione n° 1815 del 2011 hanno richiamato gli stati membri a riconoscere l’Elettrosensibilità come una disabilità, al fine di dare pari opportunità alle persone che ne sono colpite;

RISCONTRATI:

gli “effetti nocivi sulla salute umana”, il 15 Gennaio 2019 il TAR del Lazio ha quindi condannato i Ministeri di Salute, Ambiente e Pubblica Istruzione a promuovere un’adeguata campagna informativa “avente ad oggetto l’individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile”, mentre una serie di sentenze emesse nell’ultimo decennio dalla magistratura internazionale e italiana attestano il danno da elettrosmog, l’elettrosensibilità e il nesso causale  telefonino-cancro, anche oltre ogni ragionevole dubbio (Cassazione 2012), tanto che note compagnie internazionali di assicurazione come Swiss Re e Llyoid’s non ne coprono più il danno;

PRESO ATTO inoltre che i gestori di telefonia mobile stanno provvedendo alla richiesta di rilascio di autorizzazione per l’installazione di un nuovi impianti di telefonia mobile (art. 87 bis del D.Lgs 259/2003 e smi), con tecnologia 5G;

CONSIDERATO CHE:

• il 5G è una tecnologia potenzialmente pericolosa perché si basa su microonde a frequenze più elevate delle precedenti versioni, anche dette onde millimetriche, il che ha due implicazioni ovvie: maggiore energia trasferita ai mezzi in cui le radiofrequenze vengono assorbite (in particolare i tessuti umani) e minore penetrazione nelle strutture solide, per cui vi è la necessità di più ripetitori (a parità di potenza) per garantire il servizio indoor (negli USA hanno stimato un impianto ogni 12 edifici);

• gli studi sugli effetti biologici di questo tipo di radiazione elettromagnetica sono appena agli inizi e indicazioni preliminari (le sperimentano in Russia per le terapie del dolore) paiono mostrare effetti sulle terminazioni nervose periferiche (stanchezza, sonnolenza e parestesia).

VALUTATO CHE:

proprio per il carattere di novità, sperimentazioni del genere dovrebbero valutare l’impatto e prendere in considerazione il rischio attribuibile a tale intervento prima che lo stesso sia realizzato, potendo fare ancora valutazioni ex-ante sul se e come realizzarlo;

VALUTATO INOLTRE:

il progetto stesso, che contestualmente all’attivazione, dovrebbe prevedere uno stretto monitoraggio sanitario su un campione di popolazione residente e non per individuare l’insorgenza di possibili effetti collaterali indesiderati; per la valutazione ex-ante viene utilizzata la Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS) che rappresenta una combinazione di procedure, metodi e strumenti con i quali si possono stimare gli effetti potenziali complessivi, diretti o indiretti, di una politica, di un piano, di un programma o di un progetto sulla salute di una popolazione.

CONSIDERATO che:

malgrado la sperimentazione del 5G sia già stata avviata, non esistono studi che, preliminarmente alla fase di sperimentazione, dovrebbero doverosamente fornire una valutazione del rischio sanitario e per l’ecosistema derivabile da una massiccia, multipla e cumulativa installazione di milioni di nuove antenne che, inevitabilmente, andranno a sommarsi a quelle esistenti;

CONFERMATO che:

• spetta al Sindaco la responsabilità penale, civile, amministrativa, di accertarsi nelle competenti sedi, per le conseguenze di ordine sanitario, che dovessero manifestarsi a breve, medio e lungo termine nella popolazione residente nel territorio comunale;

• spetta al Sindaco, nella Sua veste di ufficiale di Governo e massima autorità sanitaria locale in ossequio all’art. 32 della Costituzione ed al principio di precauzione sancito dal diritto comunitario e dall’art. 3 ter del D. L.vo n. 152/2006, al fine di fronteggiare la minaccia di danni gravi ed irreversibile per i cittadini, di adottare le migliori tecnologie disponibili e di assumere ogni misura e cautela volte a ridurre significativamente e, ove possibile, eliminare l’inquinamento elettromagnetico e le emissioni prodotte ed i rischi per la salute della popolazione;

PRESO ATTO che:

• nel 2011 la IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato i campi elettromagnetici delle radiofrequenze come possibili cancerogeni per l’uomo e che i1 l° novembre 2018 il National Toxicology Program ha diffuso il rapporto finale di uno studio su cavie animali dal quale è emersa una «chiara evidenza che i ratti maschi esposti ad alti livelli di radiazioni da radiofrequenza, come 2G e 3G, sviluppino rari tumori delle cellule nervose del cuore». Il rapporto aggiunge anche che esistono anche «alcune evidenze di tumori al cervello e alle ghiandole surrenali». Precisando che trattasi ancora a situazioni connesse a 2G e 3G, mentre ora il progetto delle compagnie è quello di introdurre in modo ubiquitario, capillare e permanente il 5G;

• nel marzo 2018, inoltre, sono stati diffusi i primi risultati dello studio condotto in Italia dall’Istituto Ramazzini di Bologna (Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni), che ha considerato esposizioni alle radiofrequenze della telefonia mobile mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program, riscontrando gli stessi tipi di tumore. Infatti, sono emersi aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m. Inoltre, gli studiosi hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio dell’NTP: iperplasia delle cellule di Schwann e gliomi maligni (tumori del cervello) alla dose più elevata;

VISTA la Delibera del Consiglio Comunale di Camponogara n° 43 del 30 luglio 2019, “Mozione.

Installazione di nuovi impianti di telefonia mobile (art. 87 bis D.Lgs 259/2003 e smi) con tecnologia 5G”, approvata all’unanimità;

VALUTATO quanto sopra,

ORDINA
Il divieto a chiunque dell’installazione e della diffusione sul territorio Comunale di impianti con tecnologie 5G:

– in attesa della nuova classificazione della cancerogenesi annunciata dall’International Agency for Research on Cancer, applicando il principio precauzionale sancito dall’Unione Europea, prendendo in riferimento i dati scientifici più aggiornati, indipendenti da legami con l’industria e già disponibili sugli effetti delle radiofrequenze, estremamente pericolose per la salute dell’uomo;

– in attesa della metodologia per le valutazioni preventive definite da ISPRA/ARPA.

AVVISA
Gli obblighi, i divieti e le limitazioni saranno resi di pubblica conoscenza mediante pubblicazione della presente all’albo pretorio on line.
In relazione al disposto dell’art. 3, comma 4, della Legge 241/’90, si indica che avverso il presente
provvedimento è possibile presentare ricorso:

 Entro 60 giorni dalla data della pubblicazione, del presente provvedimento, è ammesso ricorso giurisdizionale al T.A.R. competente nella fattispecie al tribunale amministrativo Regionale del Veneto;
 Entro 120 giorni dalla data della pubblicazione, del presente provvedimento, è ammesso ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

DISPONE
L’invio della presente ordinanza a:
* Presidente della Repubblica
* Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni
* Presidente del Consiglio dei Ministri
* Ministro della Salute
* Ministro dello Sviluppo Economico
* Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
* Ministero dell’Ambiente
* Regione del Veneto
* ULSS n° 3 “Serenissima”

IL SINDACO FUSATO ANTONIO
FUSATO ANTONIO

 

Fonte: https://disinformazione.it/

 

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L’intelligenza artificiale assicura la fine della razza umana

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(CREDITO FOTOGRAFICO: CNN.com)

 

I pericoli della tecnologia secondo i suoi più grandi esperti

 

da Luis R. Miranda

 

“L’intelligenza artificiale assicura la fine della razza umana” – Stephen Hawking

Prima di immergerci negli avvertimenti di alcune delle persone più visibili nel mondo della tecnologia riguardo a ciò che l’umanità può aspettarsi dagli ultimi sviluppi nell’intelligenza artificiale, Internet, i social media e altri, concentriamoci su un semplice esempio che mostra perché i loro avvertimenti sono ragionevolmente preoccupanti.

Il ritmo con cui enti privati ​​e governi stanno aumentando il loro potere e il dominio sulle persone è allarmante. Più governi e società tecnologiche sono fuori controllo quando si tratta di spiare illegalmente i cittadini senza il loro consenso. Certo, quando si utilizzano i social media si fornisce il consenso a queste aziende per il data-mining alla morte, ma per quanto riguarda le agenzie di intelligence o i governi? Non chiedono il consenso, vero?

Il mondo è rimasto scioccato quando Edward Snowden ha aperto la porta allo spionaggio illegale e incostituzionale contro i cittadini americani. ma le cose sono peggiorate molto da allora.

Sempre più paesi hanno adottato il modello di Stato di polizia con la scusa di migliorare la sicurezza, ma nessuno di loro può proteggerti da sparatorie di massa casuali, vero?

L’ultimo esempio di presa di potere da parte del governo viene dall’India, dove le autorità dicono alle persone che il loro superamento della privacy è parte di ciò che stanno etichettando come un moderno esempio di democrazia.

Il paese prepara una rete di riconoscimento facciale come complemento del suo vasto sistema di controllo della popolazione.

Da questo mese di ottobre, il governo concederà gare d’appalto alle aziende per sviluppare un programma di analisi delle immagini catturato dalla videosorveglianza.

Il modello apre un mercato promettente come i cinesi – stimati a $ 4,3 miliardi nel 2024 – anche se non ancora efficaci.

Il progetto mira a completare le scarse risorse umane dell’India in sicurezza – un agente di polizia ogni 724 abitanti – collegando il riconoscimento facciale con banche dati passaporto, impronte digitali e altri documenti.

Si tratta di un modello inquietante in un paese in cui mancano le politiche di sicurezza informatica e il cui attuale programma di identificazione biometrica, tra i più grandi al mondo, è anche tra i più insicuri a causa delle continue perdite subite.

“Siamo l’unica democrazia al mondo che installerà un tale sistema nonostante non abbia leggi sulla privacy o sulla protezione dei dati”, riassume Apar Gupta, avvocato e direttore della Foundation for Internet Freedom, basato sulla capitale indiana, Nuova Delhi.

Nel 2015, i membri di questo gruppo hanno ottenuto le autorità nazionali per garantire la neutralità della rete, evitando costi aggiuntivi per i fornitori.

“Sarà una miniera d’oro per le aziende alla ricerca di grandi database non protetti”, afferma Gupta, riferendosi alla perdita e al furto di dati di sistema che contengono informazioni biometriche di centinaia di milioni da quando è stato introdotto dalla legge nel 2016, per un totale di gli 1,3 miliardi di abitanti del paese.

Creato un decennio fa, Aadhaar è un programma che crea un numero di identificazione univoco che contiene dati fisici e demografici di ciascun cittadino per l’accesso ai servizi pubblici.

Pertanto, il sistema migliora il controllo su sussidi e sussidi sociali, evitando duplicazioni e corruzione. Senza validità per certificare la cittadinanza, la carta Aadhaar verifica la residenza del titolare, quindi le società private lo richiedono per contrarre i loro servizi, nonostante sia contrario alla legge.

Pertanto, l’ex capo economista della Banca mondiale, Paul Romer, lo ha descritto come “il più sofisticato programma di identificazione al mondo”. Mentre il famoso attivista informatico globale, Edward Snowden, ha spiegato che “c’è qualcosa di gravemente preoccupante in questo sistema” quando “in India, non puoi avere un certificato di nascita senza Aadhaar.”

Questo numero è richiesto sempre più frequentemente dalle aziende. “Aadhaar mina i diritti dei cittadini”, afferma la professoressa universitaria Reetika Khera, coautrice di Dissent on Aadhaar: Big Data incontra il Grande Fratello.

“Non ci sono solo problemi nel registro delle votazioni, ma sono state uccise circa 40 persone a cui è stata negata l’assistenza sociale a causa di problemi correlati”.

Pubblicazioni locali sostengono che la commissione elettorale ha eliminato i nomi del registro collegando le schede elettorali ad Aadhaar senza consenso ed esposto la privacy di milioni. “Anche il governo viola ripetutamente l’ordine del Supremo riguardo ad Aadhaar”, afferma Khera.

“Come molti altri, ricevo ancora notifiche dal Ministero della tecnologia per la verifica”, afferma Gopal Krishna, il cui numero Aadhaar è stato autenticato con i suoi dati biometrici senza averlo richiesto.

Coordinatore del Citizen Forum for Civil Liberties, Krishna conduce una campagna di oltre 3,5 milioni di firme contro questo programma, costringendo la Corte Suprema a risolvere, nel 2013, che il governo non poteva negare i servizi a coloro che non avevano la carta Aadhaar, che è volontario.

Da allora, tuttavia, gli enti pubblici e privati ​​lo richiedono per i loro servizi. “È una nuova forma di schiavitù attraverso la profilazione e il controllo tecnologico.

La radice del programma Aadhaar è la tecnologia biometrica: ha una natura probabilistica e, quindi, presenta errori di autenticazione. I nostri diritti non possono dipendere da algoritmi “, riassume Krishna.

“I giudici hanno sempre riconosciuto che il progetto ha sollevato dubbi costituzionali e ha insistito sul fatto che non è obbligatorio. Ma gli ordini vengono violati, anche dall’esecutivo “, spiega Usha Ramanathan, un avvocato che ha ricevuto il premio Human Rights Hero (2018) per le sue controversie contro la rete biometrica.

Nel 2016 il governo ha redatto un disegno di legge specifico Aadhaar per sostituire l’assenza normativa in materia di privacy, protezione dei dati o commercio elettronico in un quadro che, secondo Ramanathan, si avvicina al “modello americano di laissez-faire” piuttosto che al modello europeo di salvaguardia di diritti.

Dichiarata incostituzionale dalla Corte suprema, la proposta è stata approvata con decreto all’inizio del 2019 e persino il ministro delle finanze Nirmala Sitharaman ha annunciato giorni fa il potenziale utilizzo del sistema per le transazioni bancarie.

“La sentenza afferma letteralmente che l’impatto consentirebbe lo sfruttamento commerciale delle informazioni biometriche e demografiche da parte di soggetti privati. Dovremmo essere più chiari? “, Chiede Ramanathan, che critica” il trattamento dei dati come se si trattasse di merce “.

Ma questo è esattamente ciò che le persone sono diventate per i governi e le società tecnologiche: oggetti del desiderio per i loro dati allo scopo di controllare e gestire la vita di tutti.

Quindi, cosa possiamo aspettarci per il prossimo futuro quando si tratta del ruolo che la tecnologia avrà?

Sensazione di vertigine, sfiducia e rispetto per tutti i cambiamenti che stanno avvenendo è logico. Soprattutto perché molti attori rilevanti in questi settori non risparmiano nessuno sforzo nel rilasciare i loro avvertimenti.

Il creatore dei Cretive Commons, Richard Stallman, “I cellulari sono il sogno di Stalin, perché emettono un segnale di posizione ogni due o tre minuti. E peggio ancora, uno dei suoi processori ha una backdoor universale che li trasforma in dispositivi di ascolto che non si spengono mai.”

Nel frattempo, Elon Musk, mette in guardia sull’intelligenza artificiale: “Tendo a essere contro norme rigorose, ma nell’intelligenza artificiale ne abbiamo bisogno: è un rischio per la nostra civiltà. I ricercatori credono di essere più intelligenti dell’intelligenza artificiale, ma hanno torto.”

Niall Ferguson, storico della Hoover Institution (Stanford) e professore ad Harvard, afferma che “i social network funzionano incoraggiando la diffusione di notizie false e opinioni estreme perché è ciò che attira maggiormente l’attenzione degli utenti e, quindi, nella maggior parte delle democrazie hanno appena iniziato il processo di polarizzazione politica.“

Yuval Noah Harari afferma che “abbiamo creato macchine in grado di fare cose che i loro creatori non capiscono”. E questo influenzerà la nostra salute e il nostro lavoro. “Quando le persone vivono 150 anni in cui i robot si occupano della maggior parte del lavoro, apparirà una classe sociale inutile”. E aggiunge: “Google, o qualche compagnia di quello stile, prenderà le principali decisioni sulla salute, sui bambini o su noi. Lo stesso può accadere in altri campi della vita, persino nella vita romantica. Se un algoritmo ti monitora continuamente, ti conosce meglio di te.”

Nick Bostrom, dell’Istituto per il futuro dell’umanità e il Centro di ricerca sulla strategia di intelligenza artificiale dell’Università di Oxford, avverte che “se l’intelligenza artificiale finirà per essere in grado di svolgere tutto o gran parte del nostro lavoro intellettuale meglio di noi, avremo nelle nostre mani l’ultima invenzione che l’umanità dovrà fare ”.

Silvio Micali, professore e direttore associato del Dipartimento di Ingegneria Elettronica e Informatica presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT), spiega sul bitcoin: “Bitcoin è una ricetta per il disastro. È assolutamente condannato. Abbiamo bisogno di un modello diverso.”

Vincent Mosco è professore emerito di sociologia alla Queen’s University di Kingston, in Ontario, che ha dedicato la sua vita all’analisi delle trasformazioni della comunicazione e dei media, afferma che “il cloud computing è un pericolo per la libertà di Internet”.

Ma è Nicholas Carr, divulgatore e tecnologo che ci avverte di ciò che pensa sia la peggior minaccia: “La visione di Google della mente umana è industriale”. E aggiunge: “Google e altre società minano la nostra capacità di pensare in profondità, in modo critico e concettualmente, ci spinge verso il pensiero superficiale e lontano dal rigore.”

Il suo riscaldamento è simile a quello del Dr. Robert Epstein, che ha avvertito il Congresso degli Stati Uniti della capacità di Google di riprogettare l’umanità.

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Fonte: https://real-agenda.com/

 

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